
| Diario di bordo |
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Ebbene le duemila miglia necessarie per circumnavigare la penisola Iberica ed il Mediterraneo occidentale sono dietro la poppa del nostro catamarano le vele ed i motori che hanno girato per complessive duecentoottanta ore possono concedersi un meritato riposo. Possiamo essere certamente soddisfatti della barca, battezzata da quaranta nodi di vento in poppa del Golfo di Biscaglia, venti nodi al traverso-lasco lungo la costa del Portogallo con soste a Nazarè e Cascais; venticinque nodi in poppa dal capo Sao Vicente fino a Gibilterra; i faticosi capo de Gata e punta Palo con vento in prua di circa venticinque nodi ed onda formata, la volata che ci ha consentito di superare le isole Baleari dopo lo stretto passaggio tra Ibiza e Formentera che ci ha lasciato qualche minuto in apnea, la traversata del golfo del Leone da Mahon a Santa Teresa con nebbia ed umidità molto fastidiosa e la piatta navigazione per Ischia che ci ha consentito anche di prendere la tintarella. Siamo ora a tavola da Zelluso, certamente soddisfatti ma un poco malinconici. La mente scorre le diverse tappe, i luoghi visti, i marina frequentati, tutto sommato certamente positivi. Servizi efficienti ed economici. Certo sotto questo aspetto l’Italia è stata insuperabile perché sia a S.Teresa che a Maddalena abbiamo ormeggiato gratuitamente con servizi di acqua e corrente. La Sardegna fuori dai periodi estivi è quasi irriconoscibile, certamente più accogliente ed affascinante che in estate. Questa notte durante la guardia mi sentivo ormai a casa, scorrevano per la mente anche i dialoghi intrattenuti a bordo, le innumerevoli battute scherzose dei diversi componenti l’equipaggio: i due fratelli Gianluca e Roberto, amici del cuore così come solo i napoletani sanno esserlo, riescono a trasmettere la certezza del loro affetto, già proprietari di un catamarano ed espertissimi di elettronica ed informatica, marinai affidabili; Valerio, anch’egli amico di vecchia data, napoletano, esperto marinaio e fotografo, innamorato perenne. Se non ci fosse stato avremmo dovuto inventarlo, è riuscito a tenere su il morale dell’intero equipaggio; Giovanni, Milanese, medico, parente acquisito la cui audacia rimarrà agli annali di tuttèpossibile, è salito per la prima volta su una barca e lo ha fatto per una navigazone certamente impegnativa nel suo complesso. Ha superato in modo egregio ogni situazione; Giuseppe, mio padre, armatore del catamarano che di questo viaggio conserverà più a lungo le cicatrici avendone sostenuto le spese. La sola gioia di avere ottenuto il giocattolo desiderato per tutta la vita, con il quale spera, insieme a tutti noi, di essere felice per tanto altro tempo e di navigare per lungo e per largo il nostro Mediterraneo, gli ha fatto superare la sofferenza del costo; MariaLuisa, professoressa di matematica e velista di lungo corso, di Milano, incontrata tramite la rivista “bolina” che ha voluto conoscerci e condividere con noi l’avventura del viaggio imbarcandosi a Malaga; Francesco, marinaio ischitano di tuttèpossibile doc che certamente con questo viaggio ha ampliato i suoi orizzonti e conoscenze, marinai si diventa con le miglia; Antonio, skipper di tuttèpossibile doc e quando è a bordo anche del catamarano tuttèpossibile 4, anche per lui questo viaggio è stato particolarmente eccitante perché ha dovuto velocemente fare amicizia con un multiscafo conoscendone anche i suoi impianti giacché alla prima sosta in cantiere dovrà installare gruppo elettrogeno e desalinizzatore. A tutti loro lo skipper e l’armatore rivolgono un grazie di cuore sperando di riaverli a bordo. La malinconia che comporta il tornare alle abitudini terrestri, l’antica contraddizione dei marinai che navigano aspettando di ritornare in porto e la voglia di riprendere il largo appena ne avvistano le sue sembianze terrestri, fanno inevitabilmente tornare in mente alcune considerazioni già fatte in occasioni di precedenti navigazioni ed anche lette nei vari libri dei quali si nutre ogni appassionato del mare. Il grande obiettivo è arrivare; navigare velocemente è molto meno importante, ma naturalmente non si resiste alla voglia di farlo ( Sir Francis Chichester). Il mare ti consente di vivere il presente senza sacrificarlo al futuro. Dipartite ed arrivi reiterati e mai uguali. Per godere bisogna saper viaggiare non per arrivare ma per viaggiare. Arrivare il più tardi possibile, per non arrivare possibilmente mai- Andare per mare è un lusso impagabile: mentre si naviga la sensazione è quella di non essere in nessun luogo, si è e basta. La ricchezza della vita è racchiusa nel momento presente. Sembra una vita da quando siamo partiti dal Les Sables, in nessun altro luogo come il mare, le ore, i giorni, il tempo svaniscono velocemente nel passato. Sembrano scadere di poppa con altrettanta facilità delle leggere bollicine d’aria nei mulinelli della scia della barca e con una sorta di magia vengono inghiottiti nel gran silenzio. La routine di bordo in alto mare è una gran medicina per i cuori in pena. In essa c’è salute e pace e soddisfazione per il ciclo concluso; perché ogni giorno della vita della barca sembra chiudere un cerchio all’interno dell’ampio anello dell’orizzonte marino. Questo lungo viaggio è servito certamente per fare un collaudo esaustivo della nuova barca. Per fare con lei la necessaria amicizia che nel tempo cresce in ragione delle miglia percorse. Lo scafo galleggia e si muove, ti regala una tale varietà di emozioni ed esperienze che non si può fare a meno di amarlo. Chiunque sia l’armatore, chiedetegli come si chiama la sua barca e forse capirete di più di quanto ad gli andrebbe di dirvi. Il nome delle nostre barche è “Tuttèpossibile”, Le crociere improvvisate non portano lontano. In mare anche quando si è previsto tutto, l’imprevedibile sarà sempre all’orizzonte. Levando l’ancora il marinaio prende in mano la propria esistenza per qualche giorno, mese, anno, chi lo sà? Potrà, allora, contare solo su se stesso, sulla sua calma, la sua resistenza, la sua volontà la sua intelligenza. Ne deve essere cosciente. Per apprezzare questa vita di libertà, di sfogo, di disagio, bisogna essere capaci di lasciare un grande ruolo al caso, aver fiducia nel domani ed ignorare l’angoscia. Ora ci sembra di avere abusato abbastanza della vostra pazienza con i diversi diari di bordo e con questo ultimo capitolo concludente di questa avventura, non ci resta che augurarVi di essere al più presto a bordo con noi per condividere momenti felici della nostra e vostra vita. Tuttèpossibile charter a vela in sardegna-eolie-corsica- vere vacanze in barca a vela!!! Questa tappa ci riporta in Italia, quindi il morale è già più altro, pensiamo alle cose buone da mangiare nella nostra terra e siamo certi che il confronto tra il mare, i paesaggi, gli ambienti in generale della Sardegna con quelli vissuti nelle circa 2000 miglia percorse, non ci lascerà dubbi. La Sardegna ha diversi punti in più. Sveglia con tutta calma perché sappiamo che il distributore di carburante apre alle 10, nel frattempo MariaLuisa e Giovanni provvedono al rifornimento alimentare di bordo, Franco dà una lavata alla barca, Antonio conclude i cari iter agli uffici del marina e ci spostiamo al distributore, alle 10 siamo in uscita. La visibilità è scarsa ma ci consente di apprezzare le bellezze che ci scorrono sui due lati, l’isola che conserva l’antico lazzaretto, ora in ristrutturazione, fortezze militari ed innumerevoli cannoni piazzati lungo le rive delle due miglia del fiordo. Esattamente come da previsione abbiamo 15 nodi di vento da Sud con onda bassa. Andatura al lasco mure a dritta, ci si sente come un gabbiano che vola basso sul mare. Randa, fiocco e motore la velocità supera spesso i nove nodi. Il sole ha deciso di non farci compagnia dandoci , in uno sfavorevole cambio, una nebbia che pare più una nuvola bassa. La umidità è notevole. Dopo un ora diamo una mano di terzaroli alla randa. Quale ammazza tempo è migliore di un abbondante carbonara innaffiata da buon vino? Alle 22 ammainiamo il fiocco e lasciamo la sola randa perché il vento è calato ruotando in prua, in senso antiorario, il che lascia presagire una depressione in arrivo, non si vedono ne stelle ne luna, è una classica navigazione con buio pesto ed umidità al massimo. Menomale che con il catamarano i turni di guardia si possono fare stando comodamente al caldo in dinette scrutando il mare attraverso i vetri. E’ bello fare la guardia in pantofole. Alle 23 siamo a metà traversata e tutto procede per il meglio.
Mentre scrivo è già pronto l’aperitivo, precede il pranzo che già mette il buon umore con il suo profumo. Siamo in Italia, quindi la connessione internet funziona anche da bordo. Inviamo il diario promettendovi un ulteriore aggiornamento. Domani il vento di scirocco ci imporrà un giorno di riposo tra santa teresa di gallura e Maddalena. Arrivederci.
All’uscita dal porto, alle otto, cominciamo a sperare in un errore del bollettino perché il vento è 10 nodi, ma solo dopo un ora ci dobbiamo ricredere perché il vento è arrivato a 20 ed il capo de gata ci ha accolto con 30-35 nodi di prua. Doppiarlo è stato abbastanza faticoso e Antonio ha dovuto timonare manualmente, bagnandosi completamente, perché è stato necessario fare i bordi per avanzare sfruttando i ripari sotto la costa rocciosa. Bordeggiando e sbattendo alle ore 17 entriamo in porto a Garrucha dove avevamo prenotato per telefono. Tutto perfetto anche qui e costo ancora più basso. Pieno di gasolio, 260 litri da Gibilterra- Siamo veramente soddisfatti della barca, consumi modesti e discreta possibilità di risalire il vento, naturalmente con i motori. Giovanni comincia a viziare l’equipaggio, dopo pochi minuti dall’attracco ritorna a bordo con calamari e vino spagnolo che accompagneranno il nostro pranzo che Antonio e MariaLuisa stanno preparando mentre scrivo. Domani da Almeria andremo ad Alicante. Ore 10 partenza, vento da est 20 nodi, esattamente da prua, come era bello navigare sempre in poppa in Atlantico, ma qui fa caldo e questo fa perdonare anche il vento contrario. In Mediterraneo il vento è quella entità metereologica che viene sempre da dove devi andare tu. ( vecchia massima di tutte possibile”. Anche se il vento fa di tutto per farci desistere, insistiamo e dopo circa 60 miglia , alle 18 siamo ad Almeria. Ricomincia l’avventura dell’ormeggio. Abbiamo ripreso uno dei due catamarani partito due giorni prima di noi da Les Sables d’olonne e diretto in Croazia. Grande soddisfazione che però non allevia la delusione di essere respinti dal marina perché non hanno posto. Per radio chiamiamo il porto turistico di aguadolce e ci dicono che c’è posto, bisogna fare quattro miglia indietro, dopo essersele guadagnate contro vento, pazienza. Il marina è perfetto, ci aspettano ed in un battibaleno ormeggiamo e ci attacchiamo alla elettricità ed all’acqua. Laviamo la barca che è letteralmente sotto sale per quanto mare è salito a bordo. Ottima cena ad un ristorante consigliato dal marinaio, pescetti fritti a perfezione e paella de mariscos eccellente. Prezzo ragionevole, 24 euro,rientro a bordo e ottima nottata con il riscaldamento acceso. Possibilità di collegarsi ad internet in un bar, quindi riusciamo a scaricare il meteo. Purtroppo è previsto vento di prua di trenta nodi per due giorni e cominciamo a pensare di fermarci pagando il prezzo dovuto ad Eolo.
Il programma prevedeva una tappa di 80 miglia fino ad almerimar – Almeria, ma il vento di circa venti nodi esattamente in prua ci ha costretti ad una tappa più breve- Abbiamo tentato prima una sosta a Marina dell’Est ma abbiamo desistito perche il marina era desolato e solo tra case disabitate. La tariffa richiesta è fuori da ogni aspettativa considerando anche i costi dei porti precedenti che non superavano i trenta euro. Indignati riprendiamo il largo per raggiungere Motril – porto commerciale dove a prima vista l’unica soluzione ci sembra un ormeggio alla banchina commerciale, deserta. Immediatamente veniamo letteralmente assaliti dalla polizia portuale e dalla Guardia civil, quest’ultima controlla i documenti e rimane solo ad osservare la contrattazione con la guardia del porto che chiedeva ben180 euro per una notte. Lo stesso poliziotto si è vergognato e ci ha suggerito di andare al circolo nautico. Sono intanto le 22 e con Giovanni facciamo una lunga passeggiata per parlare con qualche marinaio del marina. Acconsente ed alle 23 finalmente siamo ormeggiati in un posto di fortuna in testata ad un vecchio pontile di legno senza elettricità ed acqua. Giornata stressante, cena veloce a corriamo tutti a letto. Questa tappa ci fa temere che sia finito l’incanto di marina economici e ben organizzati, ci viene da rimpiangere l’Atlantico. Sembra che solo ieri fosse Venerdi 05/03/2010 partenza da Les Sables D’olonne. Ore 19, siamo tra le colonne d’Ercole, l’Africa alla nostra dritta e l’Europa alla sinistra. E’ fatta, abbiamo lasciato l’oceano Atlantico per entrare in Mediterraneo. La barca “tutte possibile 4” entra finalmente nelle acque che la culleranno per anni. Naturalmente il suo nome ed il nostro modo di essere non precludono la possibilità che essa torni in acque oceaniche, ma certamente non presto. C’è troppo da godere nel mare nostrum. Siamo sempre dell’idea che bisogna navigare per godere, non per soffrire, quindi, tappe defatiganti a latitudini sopra i 41° non sono la nostra specialità. Da Les Sables d’olonne abbiamo percorso oltre mille miglia sotto la protezione di Eolo. Abbiamo avuto sempre venti favorevoli anche quando sono stati consistenti. Le temperature rigide ci hanno infreddolito solo per le prime tre tappe, fino a Nazarè, primo porto toccato in portogallo. Dopo, il clima mite ed un sole che ci ha dato la sua calda amicizia ci hanno fatto sentire a casa. Abbiamo lasciato Cascais- Lisbona alle sette di giovedì per arrivare a Gibilterra alle ore 21 di venerdì. Trentotto ore di vela e motore per coprire le circa 300 miglia della tappa. Il Golfo di Gibilterra ci ha regalato mare calmo e dopo tanta preparazione psicologica per affrontare il peggio, ci è sembrato impossibile il canale di Gibilterra con mare piatto e vento sotto i dieci nodi. Questa tappa ci ha riservato la sorpresa della visita della polizia marittima portoghese fattaci alle 22 di Giovedì, al traverso di Lagos, con mare poco mosso. Ci hanno accostato con un grosso gommone ed un militare è salito a bordo controllando i documenti di tutti noi e quelli della barca. E’ stato cordiale e ci ha addirittura invitati a fermarci in zona per una battuta di pesca al merluzzo. Il suo trasbordo dal catamarano al gommone è stato abbastanza sofferto dal giovane militare che ha rischiato di finire in mare per una manovra troppo lenta del timoniere del gommone. Nottata poco movimentata che, a turno, ci ha consentito di riposare. Mattinata dedicata alla tintarella e pranzo con pasta e ceci. Il traffico nel canale è certamente vivace, ma ci aspettavamo più navi in transito. Della serata in città vi racconteremo nel prossimo diario. Il programma prevede la giornata di Sabato per la visita di Gibilterra, partenza alle venti per Malaga dove arriveremo in nottata e sbarco alle ore sette di: Gianluca, Roberto, Valerio che tristi e sconsolati tornano a Napoli. Si imbarca, invece, una nuova amica amante del mare, Maria Luisa, navigherà con noi fino in Sardegna. Per gli amici che volessero partecipare come nostri ospiti, abbiamo ancora le tappe di Capo de Gata e capo Palos . Arrivederci a presto.
La prua a sud ha dato immediatamente i suoi risultati, sole caldo, venti più moderati, temperature che consentono di stare all’aperto. Siamo passati dalla latitudine 43.21.86 di La Coruna a 39.35.13 di Nazarè- Portogallo. Usciti dalla profonda insenatura di La Coruna alle sette abbiamo circumnavigato la penisola che ci ha portato a doppiare Capo Finisterre alle ore 15 con 35 nodi di vento da est e mare incrociato . Per navigare con onde più basse abbiamo optato per la rotta leggermente più lunga, sotto costa. La notte è trascorsa abbastanza tranquillamente con i soliti turni di guardia da due ore per due persone e quattro di riposo per le atre quattro. Quasi sempre abbiamo tenuto fiocco e motori per una navigazione rilassata. Alle ore 18,30, locali 17,30 in Portogallo, siamo entrati nel sicuro porto di Nazarè per riposare e fare rifornimento oltre che per lavare la barca che è sotto sale per le onde che salite a bordo a Finisterre. Naturalmente, con una ricca cena: risotto spinaci e gorgonzola, buoni formaggi francesi ed ottimo vino rosso, abbiamo reso omaggio al buon vivere. Masochisti fino in fondo, a pranzo : carne al vino rosso, formaggio bri e piselli con cipolla. Qui tutt’è possibile, anche godere nella sofferenza, non ci resta che augurare a tutti gli amici di soffrire insieme a noi. Domani mattina, di buon ora, salperemo per Cascais a 60 miglia, dove faremo scalo tecnico per cambio olio, una piccola riparazione ed una ricca cena con baccalà, tipico pasto portoghese. Il giorno successivo salperemo di buon ora con destinazione Gibilterra, circa trecento miglia. Arrivederci.
Ieri sera non siamo riusciti ad inviare l’aggiornamento del diario di bordo, quindi lo facciamo oggi da Cascais dove un Marina bellissimo, efficiente ed economico ha anche internet gratis. Tutto è andato benissimo ed abbiamo un clima mite mentre apprendiamo che in Italia il tempo è pessimo. Ci dispiace. Abbiamo risolto il problema tecnico e sostituito olio e filtri ai motori. Tutto Ok . L’umore dell’intero equipaggio è ad alto livello e si è deciso che proseguono tutti con noi fino a Gibilterra da dove , Domenica prenderanno l’aereo via Malaga per Napoli. Arrivederci a tutti.
La prima tappa da Les Sables d’olonne a La Coruna, 340 miglia con attraversamento del temuto golfo di Biscaglia. E’ fatta. Avevamo previsto 48 ore, invece, abbiamo impiegato 39 ore dalle 11 del cinque alle due del sette. Equipaggio- Antonio, Pino, Giovanni, Roberto, Gianluca, Franco, Valerio. Il vento da est è cresciuto dai trenta nodi iniziali ai 42 che ci hanno accompagnato per due terzi del percorso. Andatura in poppa piena, randa piena e fiocco fino al tramonto. Per la notte abbiamo preparato la barca con solo fiocco e motori. Sulle onde, che hanno superato i tre metri d’altezza, abbiamo fatto delle planate a venti nodi. La media è stata molto vicina ai nove nodi. Alla partenza abbiamo avuto la possibilità di mangiare grandi baghette e stappare la bottiglia di campagne offerta dal cantiere e poi è iniziata una danza che ci ha accompagnati fino all’arrivo, facendoci restituire il mangiare. Per ore ci hanno accompagnato dei delfini che generano sempre una piacevole emozione. Superata punta Estaca, abbiamo finalmente trovato il ridosso, quindi il mare si è calmato. La barca ha risposto ottimamente alle nostre aspettative e per tutto il percorso l’autopilota ha fatto egregiamente il proprio dovere consentendoci i turni di guardia in dinette grazie all’ampia vetrata. L’entrata in notturna della profonda insenatura della Coruna ( Spagna) non ha procurato particolari problemi. All’ormeggio nel bello ed efficiente marina, siamo stati piacevolmente colpiti dalla accoglienza dell’ormeggiatore del marina- Abbiamo nuovamente constatato la superiorità dei servizi della Spagna rispetto ai nostri, a costi di un quinto. Dopo il meritato riposo, abbondante pranzo con pasta alla carbonara e visita della graziosa cittadina. Domattina alle sei si salpa mettendo finalmente la prua a sud verso Vigo ed oltre. Per chi volesse vedere l’anteprima delle foto http//picasaweb.google.it/catana472/tuttepossibile4 |
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